Truffe agli anziani, sgominata la banda: arrestato uomo in vacanza ad Ascea
Telefonisti, esattori e organizzatori. Una vera e propria struttura piramidale, con una centrale operativa nel Napoletano e “trasfertisti” incaricati di raggiungere le vittime in diverse regioni italiane. È quanto ricostruito dagli investigatori nell’ambito dell’operazione “Fumo del Vesuvio 2”, nuovo filone investigativo sulle truffe ai danni di persone anziane.
L’operazione, condotta nelle province di Napoli, Caserta, Isernia e Salerno, ha portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di persone ritenute ai vertici del sodalizio. Per altri tre indagati è stato disposto l’obbligo di dimora, mentre sono dieci le persone denunciate.
Tra gli arrestati c’è anche un uomo rintracciato mentre si trovava in vacanza ad Ascea, nel Cilento. Un dettaglio che porta l’operazione direttamente nel territorio salernitano.
L’inchiesta è partita all’inizio del 2025 dopo un tentativo di truffa ad Aurisina, in provincia di Trieste, e una successiva truffa consumata a Muggia. Proprio da questi episodi gli investigatori del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Trieste hanno iniziato a ricostruire la rete criminale.
Il modus operandi era collaudato. I telefonisti, operando a distanza, individuavano e contattavano le vittime, mentre gli esattori venivano successivamente inviati sul posto per ritirare denaro, gioielli e altri oggetti di valore. Una catena organizzativa nella quale ogni componente avrebbe avuto un ruolo preciso.
In uno degli episodi ricostruiti, un giovane trasfertista aveva raggiunto l’abitazione di una coppia di anziani a Visogliano. Il raggiro era iniziato, ma l’arrivo improvviso di alcuni amici aveva insospettito le vittime, facendo saltare il piano. Poco dopo, lo stesso corriere sarebbe stato indirizzato verso un’altra abitazione, a Muggia, dove sarebbe riuscito a portare via denaro e preziosi da una persona anziana.
Le indagini hanno permesso di risalire progressivamente ai presunti mandanti e agli altri componenti dell’organizzazione. In un’altra occasione, il giovane trasfertista è stato sorpreso dopo una truffa ai danni di un’anziana: i militari hanno recuperato l’intera refurtiva, per un valore di circa 33mila euro.
Gli approfondimenti investigativi avrebbero quindi consentito di ricostruire una struttura criminale radicata soprattutto nei quartieri del centro storico e della zona orientale di Napoli, con collegamenti nell’area vesuviana e nei comuni della periferia nord-orientale.
Il gruppo avrebbe operato in diverse regioni: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Campania. In alcuni casi le truffe sono state portate a termine, in altri sarebbero state sventate prima che i malviventi riuscissero a entrare in possesso del bottino.
Il bilancio complessivo dell’attività investigativa è significativo: 8 arresti, 19 denunce, 18 truffe scoperte e circa 50mila euro di refurtiva recuperata.
Gli investigatori hanno inoltre delineato una vera e propria organizzazione piramidale. Alla base gli esattori, incaricati di raggiungere materialmente le vittime; al livello intermedio i telefonisti, impegnati a gestire i contatti; al vertice gli organizzatori, ai quali sarebbe spettato il coordinamento delle operazioni.
Non mancavano, secondo l’accusa, figure con compiti logistici: dalla disponibilità di SIM telefoniche intestate fraudolentemente al noleggio delle automobili, fino alla gestione della ricettazione dei preziosi e al reclutamento della manovalanza.
Il presunto capo del sodalizio sarebbe un 30enne originario di Casalnuovo di Napoli e residente nel quartiere Barra, ritenuto dagli investigatori uno dei principali promotori dell’organizzazione.
L’operazione “Fumo del Vesuvio 2” arriva in continuità con il precedente filone investigativo del marzo 2025, quando erano state arrestate dieci persone e denunciate altre 29 per un’associazione ritenuta finalizzata alle truffe agli anziani, anche attraverso la tecnica del “finto Carabiniere”.
Un sistema che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe tutt’altro che improvvisato: una macchina criminale strutturata, capace di organizzare trasferte in tutta Italia e di colpire soprattutto persone anziane, considerate più vulnerabili.





